AGNONE. “Onora il padre e la madre” non è soltanto un comandamento religioso, ma è parte essenziale pure della maggiore e migliore conoscenza di sé stessi e per sé stessi; un momento di trasmissione intergenerazionale assai utile per tenere più unita la famiglia e l’intera parentela. Nel caso dei fratelli Ada e Vittorio Labanca, i quali hanno voluto ricordare la propria madre-maestra Marisa Romano con un opuscolo di 60 pagine fresche di stampa intitolato semplicemente “Marisa”, è anche un modo per raccontare la Napoli e il Molise dalla fine del 19° secolo fino ai nostri giorni, realizzando così un’operazione storico-sociologica assai appassionante e, spesso, particolarmente illuminante. Infatti, scritto da Ada e curato da Vittorio, il volumetto è assai interessante per chiunque, non soltanto per la famiglia Romano – Labanca; dal momento che ci sono episodi incentrati sulla vita di quasi cento anni fa in luoghi come alcune contrade rurali e povere di Comuni come Filignano, Rocchetta a Volturno, San Polo Matese, Campobasso, Agnone dove la protagonista ha vissuto assieme alla madre maestra elementare Giulia e poi, a sua volta, lei stessa insegnante di alunni che, da approssimativi cittadini rurali, era necessario trasformarli in adulti del più dignitoso futuro.
Ada Labanca Paolantonio, primogenita di Marisa Romano (1928 - 2017) e di Sergio Emanuele Labanca medico e scrittore (1925 - 1996), si è voluta giustamente soffermare, nel racconto, su episodi drammatici e luttuosi della famiglia materna (di nobili origini calabresi e campane) che hanno forgiato il carattere e la personalità di “Marisa” fin da quando, all’età di appena dieci anni, ha perso il proprio padre, costringendo la madre Giulia a guadagnarsi da vivere con l’insegnamento nelle scuole elementari di Stato, svolto in periferie montane, condividendo l’esistenza precaria e quasi primitiva delle disagiate famiglie del posto. Ed è questo uno di periodi che più prendono emotivamente il lettore, pure perché i protagonisti (madre vedova con tre figli, di cui uno, Marcello, morto bambino) agiscono da eroi esistenziali come gli abitanti emarginati nella natura e nella solidarietà necessaria di quelle piccole comunità. Intensi pure gli anni vissuti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale e della ricostruzione materiale, civile e morale di un’Italia prostrata ma che ha saputo risollevarsi con coraggio e dignità, scegliendo la repubblica e la democrazia.
Interessante pure il periodo dell’insegnamento nelle scuole elementari “Majella” di Agnone del Molise, dove la maestra Marisa ha applicato i lungimiranti metodi pedagogici appresi e adattati da grandi scienziati internazionali come John Dewey, Ovide Decroly, Jean Piaget e altri come l’etno-antropologo molisano Eugenio Cirese o l’artista campobassano Amedeo Trivisonno; ma anche approfondite riflessioni con gli aggiornamenti effettuati quotidianamente pure con le riviste “Scuola Italiana Moderna”, “Scuola e didattica” e “I diritti della scuola”. Lo straordinario attaccamento agli alunni, nonché il valore e la qualità del suo insegnamento, sono valsi a Marisa Romano Labanca il “Diploma di Benemerenza di Prima Classe con facoltà di fregiarsi della Medaglia d’Oro” conferitole dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro il 22 ottobre 1993. A testimonianza di ciò è significativa anche la “Premessa” al libro firmata dal prof. Francesco Paolo Tanzj, pure come padre di Davide che è stato alunno-modello della maestra Romano-Labanca.
Il volumetto “Marisa” potrebbe essere il pretesto per un apposito convegno in cui ricordare pubblicamente e ai massimi livelli, nell’imminente 2027 a dieci anni dalla morte, la figura ed il ruolo di questa amatissima mamma-maestra (tra storia, vita vissuta e orizzonti pedagogici). Potrebbe essere pure la sede per presentare il libro su Sergio Emanuele Labanca cui stanno già lavorando i tre figli Ada, Federico e Vittorio, non soltanto per evidenziare il suo ruolo di padre e di medico ma anche di giornalista, drammaturgo, poeta e autore di canzoni. Infine, è utile ricordare che nel libro “Marisa” (importante pure come racconto sull’emancipazione femminile negli anni difficili della prima metà del Novecento) ci sono frasi emblematiche che fanno riflettere ancora oggi, come ad esempio “Per una donna, il primo marito è il lavoro!”
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