Cronaca

Pensioni e lavoro, il Molise resta indietro: Uil, “Serve una strategia per giovani e pensionati”.

Pubblicato: 10-07-2026 - 278
Pensioni e lavoro, il Molise resta indietro: Uil, “Serve una strategia per giovani e pensionati”. Cronaca

Pensioni e lavoro, il Molise resta indietro: Uil, “Serve una strategia per giovani e pensionati”.

Pubblicato: 10-07-2026 - 278


Ricci: "I dati INPS fotografano un Paese che invecchia lavorando di più e guadagnando meno. In Molise questa fragilità si moltiplica"

Il XXV Rapporto Annuale dell'INPS, presentato ieri alla Camera dei Deputati, restituisce l'immagine di un Paese che invecchia e fatica a garantire ricambio generazionale. Un quadro che, incrociato con i dati sul lavoro molisano, diventa ancora più allarmante per la nostra regione.Il Rapporto certifica che al 31 dicembre 2025 i pensionati italiani sono 16,4 milioni, con reddito medio lordo di 1.885 euro al mese e un divario di genere enorme: le donne, pur maggioranza, percepiscono il 34% in meno degli uomini. L'età media di pensionamento è salita a 64,7 anni (61,7 nel 2012), e cresce il fenomeno dei "pensionati lavoratori", segno di un confine sempre più labile tra quiescenza e occupazione, spesso per necessità più che per scelta. Tra il 2019 e il 2025 i salari lordi sono cresciuti del 14,5%, ma l'inflazione, tra il 18,2% e il 20,5%, ha eroso il potere d'acquisto.



 "Questi numeri raccontano l'Italia, ma soprattutto il Molise", dichiara il Segretario Generale UIL Molise Gianni Ricci. "Se a livello nazionale la previdenza mostra crepe profonde, da noi il quadro è più fragile: i nostri pensionati percepiscono in media 19.168 euro l'anno, oltre 2.500 in meno della media italiana, e i lavoratori dipendenti guadagnano 18.162 euro l'anno, quasi 5.500 in meno rispetto al resto del Paese. Sono la misura di quanto costi vivere e lavorare in una regione periferica, con servizi ridotti e opportunità scarse".A ciò si aggiunge il dato occupazionale: nel 2025 il tasso di occupazione molisano si è fermato al 57,9%, contro il 63% nazionale, massimo storico per l'Italia. L'inattività regionale, al 38,2%, e il divario tra uomini e donne, 20,8 punti in Molise, confermano una partecipazione al lavoro strutturalmente più debole.



"Ma il dato più preoccupante riguarda i giovani", prosegue Ricci. "A livello nazionale l'età media del primo contributo si avvicina ormai ai 22 anni, e le nuove generazioni faticano a costruire carriere stabili. In Molise questo ritardo si aggrava: il tasso di occupazione giovanile, 15-29 anni, è fermo al 24,8%, quasi dieci punti sotto la media italiana, mentre la mancata partecipazione al lavoro tra i giovani la supera di 12 punti. Sono ragazze e ragazzi che, quando non emigrano, restano ai margini di un mercato senza prospettive né continuità contributiva. Una generazione che lavora poco o male oggi avrà pensioni ancora più povere domani."Il presidente Fava lo ha detto con chiarezza: la previdenza nasce nel primo contratto, nella qualità del lavoro, nella continuità dei versamenti. È quanto la UIL, con il Segretario Generale nazionale Pierpaolo Bombardieri, chiede da tempo al Governo: salari adeguati, lotta al precariato e al sommerso, decontribuzione strutturale per il Mezzogiorno e politiche industriali per l'occupazione stabile nelle aree interne. In Molise la battaglia è ancora più urgente: se i giovani continuano ad andare via e chi resta lavora per salari sotto la media, la regione rischia di restare senza forza lavoro e senza futuro previdenziale. La UIL Molise è pronta sin da subito a un confronto con Regione e istituzioni territoriali su occupazione giovanile, salari e welfare, anche partendo dai dati del Rapporto Annuale INPS che confermano molte delle nostre preoccupazioni”, conclude.


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