Economia

Abruzzo e Molise, il peso del Fisco sulle imprese: aliquote più che doppie rispetto a Big Tech

Pubblicato: 09-07-2026 - 113
Abruzzo e Molise, il peso del Fisco sulle imprese: aliquote più che doppie rispetto a Big Tech Economia

Abruzzo e Molise, il peso del Fisco sulle imprese: aliquote più che doppie rispetto a Big Tech

Pubblicato: 09-07-2026 - 113


Lo studio della CGIA di Mestre: nelle due regioni le aziende versano al Fisco oltre il 31%, mentre i colossi del web si fermano al 14,8%

L'AQUILA - Le imprese di Abruzzo e Molise continuano a pagare al Fisco più del doppio delle grandi multinazionali del web. Mentre le Big Tech si fermano a un’imposizione fiscale media del 14,8%, il tax rate delle aziende abruzzesi raggiunge il 31,7% e quello delle imprese molisane il 31,3%. Un divario di rispettivamente 16,9 e 16,5 punti percentuali che conferma come il peso del prelievo fiscale ricada soprattutto sul tessuto produttivo locale. È quanto emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre, secondo cui il fenomeno interessa l’intero Paese: anche nelle due regioni, infatti, le imprese sostengono un carico fiscale più che doppio rispetto ai colossi del digitale. Secondo l’Ufficio Studi, infatti, i colossi del web continuano a macinare profitti miliardari, “scaricando” sulle piccole e medie imprese italiane il peso fiscale che riescono a evitare grazie a meccanismi di elusione internazionale.



Molti di questi giganti - prosegue lo studio della CGIA - continuano a spostare i propri profitti verso i Paesi a fiscalità di vantaggio, lasciando a bocca asciutta tanti paesi, come l’Italia, con una disinvoltura inaudita. “E i numeri, quelli che nessuno dovrebbe ignorare, sono spietati. Mentre le imprese italiane - quelle che ogni mattina alzano le serrande, che assumono, che investono e che resistono - registrano un tax rate  del 31,9 per cento, le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell'Area Studi di Mediobanca, presentano un’aliquota fiscale media pari al 14,8 per cento: praticamente meno della metà. Certo, qualcuno si affretterà a segnalare i limiti metodologici di questa comparazione e la mancanza di rigore scientifico. Giusto. Ma nessun aspetto tecnico - si legge nello studio - può oscurare la sostanza di quello che emerge: anni di elusione sistematica hanno scavato un fossato enorme tra chi le tasse le paga e chi le aggira grazie  a un sistema internazionale che non ha ancora trovato né la volontà né il coraggio di fermare queste operazioni discutibilissime”. 



La CGIA spiega poi come funziona l’elusione fiscale. Spesso quando una multinazionale lavora in diversi Paesi incrementa “fittiziamente” i costi delle controllate in quelle nazioni dove il carico fiscale è elevato (come l’Italia o la Francia). Così facendo, abbassa gli utili, spostando la gran parte dei profitti nelle filiali ubicate nelle realtà (come i Paesi Bassi, l’Irlanda, il Lussemburgo, etc.) che presentano livelli di tassazione molto vantaggiosi. Grazie a questa operazione elusiva, la quasi totalità delle big companies dichiara una quota importante del loro utile totale nei Paesi dove si pagano pochissime tasse. Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8 per cento. Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32%. Un’aliquota fiscale più che doppia di quella toccata dai giganti mondiali del web.



Anche le nostre multinazionali sono in fuga dall’Italia Non sono solo i colossi stranieri del web a godere della fiscalità di vantaggio offerta ancora oggi da diversi Paesi europei. Negli ultimi anni anche molti grandi gruppi italiani hanno spostato all'estero la sede legale o fiscale, talvolta limitandosi a una controllata. Meta preferita: i Paesi Bassi. Il motivo, spiegano da CGIA, è duplice. Da un lato la legislazione societaria olandese è molto favorevole, perché consente agli azionisti storici di avere doppio voto in assemblea, un meccanismo che blinda l'azienda da eventuali scalate straniere. Dall'altro, ad Amsterdam il fisco riserva condizioni piuttosto generose alle grandi aziende disposte a trasferire lì la propria sede fiscale. Operazioni del tutto legittime, sul piano fiscale e societario. Ma con un effetto collaterale tutt'altro che neutro: si riduce la base imponibile in Italia, e a farne le spese sono soprattutto le piccole e piccolissime imprese che, a differenza dei grandi gruppi, non hanno certo la possibilità di fare le valigie e trasferirsi altrove. 





 





Articoli Correlati


cookie