Cronaca

Pesca ed economia costiera a rischio: l'appello di Coldiretti a Bruxelles per salvare le marinerie e il Made in Italy

Pubblicato: 26-06-2026 - 149
Pesca ed economia costiera a rischio: l'appello di Coldiretti a Bruxelles per salvare le marinerie e il Made in Italy Cronaca

Pesca ed economia costiera a rischio: l'appello di Coldiretti a Bruxelles per salvare le marinerie e il Made in Italy

Pubblicato: 26-06-2026 - 149


Il sindacato chiede alla Commissione UE di blindare 7,3 miliardi per la prossima Politica Comune della Pesca, evitando il fondo unico. Allarme per la flotta italiana, dimezzata del 40% in dieci anni. Il focus sul Molise e la realtà di Termoli.

BRUXELLES / TERMOLI – Un cambio di passo radicale per evitare il collasso della pesca europea, difendere il reddito dei pescatori e garantire ai cittadini il diritto a un cibo sano, sicuro e accessibile. È questo il fulcro del pressante appello lanciato da Coldiretti direttamente da Bruxelles, nel corso di un tavolo di confronto chiave con europarlamentari e tecnici del settore. Al centro del dibattito, che ha visto la partecipazione attiva del referente regionale di Coldiretti Pesca Molise, Giuseppe Nardone, ci sono la riforma della Politica Comune della Pesca (PCP) e la definizione del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034. La richiesta a gran voce alla Commissione Europea è netta: blindare almeno 7,3 miliardi di euro del bilancio comunitario per la pesca, scongiurando il rischio di un accorpamento in un fondo unico che finirebbe per diluire le risorse. Il presidente regionale di Coldiretti Molise, Claudio Papa, ha spiegato che una dotazione finanziaria adeguata è assolutamente essenziale per consentire alle imprese ittiche di rispondere alle sfide epocali della transizione ecologica — come la decarbonizzazione della flotta e l'adozione di motori e attrezzi a minor impatto — e per favorire il ricambio generazionale, oggi ai minimi storici, mantenendo intatta la competitività sui mercati globali. Senza aiuti concreti, il rischio è quello di uno svuotamento progressivo dei lavoratori del mare. A preoccupare sono soprattutto le politiche europee degli ultimi anni, spesso percepite come sbilanciate su un approccio ideologico piuttosto che basate su dati scientifici ed economici reali. A tal proposito, Luigi Scordamaglia (Ad Filiera Italia e Capo Area Politiche Europee di Coldiretti) ha ricordato un dato allarmante: negli ultimi dieci anni la flotta italiana si è ridotta del 40%, passando da oltre 11.000 a poco più di 9.000 imbarcazioni. Questa contrazione rischia di compromettere l'autonomia alimentare del Paese e di aumentare le disuguaglianze sociali, limitando l'accesso dei cittadini con minore capacità di spesa a prodotti ittici locali di alto valore nutrizionale. Le restrizioni pesano sui territori in modo diretto e tangibile. Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca, ha evidenziato come nell'ultimo biennio le giornate di pesca nel Mediterraneo siano calate di oltre il 15%. I costi sociali di queste scelte sono enormi, se si considera l'effetto domino sull'economia costiera: per ogni euro generato direttamente dalle imbarcazioni, se ne attivano fino a 2,5 nell'indotto economico locale. Questa situazione si riflette chiaramente in Molise, in particolare nella realtà di Termoli, dove operano nel settore ittico circa 100 pescherecci su cui lavorano oltre 400 marittimi. A questi si aggiunge tutto l'indotto che gravita attorno alla cantieristica navale, alla manutenzione delle barche, alle forniture tecniche e alla rete di commercializzazione del pescato. Si tratta di numeri fondamentali per l’economia molisana, che garantiscono l'approvvigionamento di pesce di qualità sia per i consumatori locali sia per le tantissime attività di ristorazione della regione. Per invertire la rotta, il direttore regionale di Coldiretti Molise, Franco Dell’Acqua, chiede che ogni misura venga assunta con gradualità, consentendo una reale pianificazione a medio-lungo termine e accompagnandola con una radicale semplificazione burocratica per non gravare le imprese di adempimenti inutili. Tra le proposte concrete figurano anche l'introduzione di strumenti assicurativi e mutualistici su misura e la creazione di "Corridoi Azzurri" per facilitare l'imbarco di manodopera regolare e qualificata proveniente anche da Paesi Extra UE. Il futuro del comparto non passa però solo dalla cattura, ma anche dalla "coltivazione" delle acque. Il presidente Claudio Papa ha infatti concluso ricordando che l'acquacoltura in Italia ha raggiunto un valore di mezzo miliardo di euro e deve diventare il secondo pilastro della sovranità alimentare nazionale. Sostenere questo settore significa garantire cibo sicuro, ridurre la dipendenza dalle importazioni estere e rispondere alla crisi energetica. Le risorse della futura PCP dovranno quindi modernizzare gli allevamenti sia nelle acque interne che marittime, introducendo norme giuridiche specifiche a tutela dei produttori.


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