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Terracielo 2.0, torna a Macchia d’Isernia il museo a cielo aperto.

Pubblicato: 11-05-2026 - 218
Terracielo 2.0, torna a Macchia d’Isernia il museo a cielo aperto. Territorio

Terracielo 2.0, torna a Macchia d’Isernia il museo a cielo aperto.

Pubblicato: 11-05-2026 - 218


Lo scorso 9 e 10 maggio, dopo una sosta riorganizzativa, si è dato avvio alla seconda stagione di installazione delle opere d’arte

MACCHIA D'ISERNIA. Terracielo è il museo a cielo aperto del comune di Macchia d’Isernia, inaugurato con una grande installazione di Michelangelo Pistoletto nel novembre del 2023. A distanza di qualche mese dall’inaugurazione è partita la prima stagione di residenze d’artista con lo scopo di arricchire il museo di opere e contemporaneamente di promuovere il territorio attraverso l’arte e la cultura. Lo scorso 9 e 10 maggio, dopo una sosta riorganizzativa, si è dato avvio alla seconda stagione di installazione delle opere d’arte. Ad aprire questa seconda nuova fase è stato l’artista Alberto Timossi che ha installato la sua opera “Trittico dei Funghi”.



La ricerca di Alberto Timossi - nella lettura di Carmen D’Antonino - si muove nel tentativo di cercare nuovi e inaspettati equilibri fra elementi naturali e materiali apparentemente in contrasto con essi. È secondo questa logica che l’artista sceglie il tubo rosso come elemento di riconoscimento, ma anche come oggetto segnaletico il cui colore infatti denuncia da un lato un pericolo, un allarme di come l’azione umana potrebbe soverchiare gli originali assetti naturali e dall’altro, suggerendo dei nuovi livelli di lettura dell’ambiente essendo il rosso, non a caso, complementare del verde. E di come nonostante tutti i nostri sforzi di comprensione, la pietra, simbolo di terra e di forza ci insegna che dobbiamo sempre modellare le nostre aspettative a quelle di un contesto di riferimento, che sebbene tendiamo a dimenticare, ritorna in tutto il suo peso, soprattutto nei momenti di maggiore riflessione critica sul senso della vita su questo pianeta, il quale non può essere considerato soltanto come una “cava di materiale”.



Un registro semantico che infatti si ricollega alle parole dello stesso Timossi: Il Trittico dei Funghi si colloca all’interno della mia ricerca nel campo della scultura ambientale. Ripropone in scala allargata, con differenze legate a dimensioni e qualità delle pietre, l’installazione “Piante rare” (vedi foto in calce), che presuppone la fioritura di insolite piante metà artificiali e metà naturali, come paradigma del cambiamento ambientale in atto.



I funghi sono organismi semplici che crescono in determinate circostanze e in delimitati luoghi, nascono e si sviluppano in poco tempo e normalmente sono di breve durata, possono essere commestibili e velenosi. Sono espressione della varietà della natura, insieme ai muschi, le spugne, le felci e altri organismi vegetali caratterizzano il colore del sottobosco e del prato.



Funghi di grandi dimensioni e costituiti da materiali per metà antropici, rappresentano un evidente segno di rottura, un cortocircuito che spaventa per il senso di compromissione che l’ambiente naturale ormai patisce. La crescita di questi grandi “vegetali” all’interno di una cava dismessa, dove la collina è stata ferita, evidenzia come ogni azione inferta al territorio determini una reazione che a volte è inaspettata e spesso incontrollabile.



Dal punto di vista formale, la componente endemica (il masso) si contrappone a quella artificiale costituita dal tubo che, per accoglierla, cede modificandosi in pieghe plastiche: l’equilibrio che ne deriva pone insieme due opposti modi di essere suggerendo una via di possibile convivenza.



Alberto Timossi, Napoli 1965, si è formato fra Genova e Carrara dove ha frequentato la scuola di scultura dell’Accademia di Belle Arti, vive e lavora a Roma. Da qualche anno si interessa di arte ambientale realizzata con materiali derivanti dall’edilizia (tubi in PVC lavorati con la fiamma e lo smalto). Dopo aver allestito opere in contesti urbani, ex strutture industriali e centri storici, la sua ricerca si è orientata con decisione verso l’installazione scultorea nella natura. L’ambiente che si modifica a causa del progresso, e che spesso subisce i danni del cambiamento climatico, diventa il centro del suo interesse.Per il giorno 16 maggio è prevista l’installazione dell’opera di Helena Manzan, artista di origini brasiliane naturalizzata italiana, che da oltre venti anni vive e lavora a Castel San Vincenzo. L’invito aperto a tutti è quello di partecipare.



Il direttore artistico di Terracielo a proposito della partecipazione dice: Questo luogo meraviglioso dove la terra si unisce con il cielo è il “mio museo”. È così che mi piacerebbe che lo chiamassero anche tutti quelli che hanno già partecipato, collaborato, assistito e che in futuro ci andranno anche solo per visitarlo. Appartiene a ciascuno di noi perché può continuare a esistere solo se tutti lo sentono come proprio. Dopo l’installazione dell’artista Manzan seguiranno quelle di Beatrice Mastrodonato, Ettore Marinelli e Antonio La Rosa le cui date verranno tempestivamente comunicate



INFO E CONTATTI



Comune di Macchia D’Isernia | Con il patrocinio di Cittadellarte di Michelangelo Pistoletto | La direzione artistica dell’evento è di Antonio Pallotta | Direttrice del museo: Carmen D’Antonino.


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