Cronaca

Il veleno fa strage di lupi e altra fauna ad Alfedena e Pescasseroli.

Pubblicato: 17-04-2026 - 278
Il veleno fa strage di lupi e altra fauna ad Alfedena e Pescasseroli. Cronaca

Il veleno fa strage di lupi e altra fauna ad Alfedena e Pescasseroli.

Pubblicato: 17-04-2026 - 278


Almeno dodici gli esemplari rivenuti morti in Abruzzo negli ultimi 15 giorni

Oltre al cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, altri episodi simili sono segnalati in tutta la Regione. Pochi infami criminali, favoriti dalla totale mancanza di ogni controllo preventivo sul territorio, gettano un’ombra di vergogna su tutta la comunità abruzzese.



Sono almeno 12 gli esemplari di lupo rinvenuti morti avvelenati in Abruzzo negli ultimi 15 giorni. Gli episodi più gravi, dopo quello di Corcumello, si sono verificati a Pescasseroli e ad Alfedena, dove hanno perso la vita dieci esemplari, a cui si aggiungono diverse carcasse di altra fauna selvatica di piccola taglia e di alcuni rapaci, segno di un impatto che va oltre le sole specie bersaglio e che coinvolge l’intero ecosistema. #NonAvveleniamoci



Le uccisioni avvenute sono ingiustificabili e rappresentano una grave ferita per il territorio e per chi lo abita e lo tutela. L’avvelenamento è un atto vile e codardo, che non può in alcun modo essere giustificato come risposta a presunti problemi di “gestione del territorio” o di “difesa delle attività produttive”. Dietro ogni animale morto per avvelenamento c’è un gesto deliberato e indiscriminato, che provoca sofferenze estreme e mette a rischio non solo la fauna selvatica, ma anche gli animali domestici e l’equilibrio dell’intero ecosistema. La responsabilità, però, non può essere attribuita soltanto a chi materialmente compie questi atti. È altrettanto grave il fatto che non si sia riusciti a prevenire quanto accaduto, nonostante segnali e casi precedenti fossero già evidenti. Episodi come quello del 2023, in cui almeno 9 lupi e 5 grifoni furono uccisi a causa di esche avvelenate tra l’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la zona di Cocullo (AQ), non hanno portato a un rafforzamento efficace dei controlli né a interventi concreti e continui sul territorio. Questa mancanza di prevenzione e di presenza istituzionale, soprattutto nelle aree esterne ai parchi, contribuisce a creare zone in cui l’illegalità sembra poter agire senza conseguenze, con effetti devastanti per la fauna e per la credibilità stessa della tutela ambientale.



L'inerzia, in questi casi, è complicità.



Ed è altrettanto grave il silenzio. Chi sa, e non parla, sta scegliendo da che parte stare. L'omertà che si respira attorno a questi episodi è un veleno tanto quanto quello sparso nei boschi: protegge i colpevoli, isola chi denuncia, normalizza l'illegalità. Avvelenare significa colpire senza controllo: lupi, volpi, cani, rapaci. Domani potrebbe essere un orso bruno marsicano. Probabilmente è già successo visto il ritrovamento dei resti di un esemplare di questa specie, un mese fa nella medesima area. E quando succederà di nuovo, sarà troppo tardi per indignarsi. Noi di Salviamo l'Orso non accetteremo che questo venga archiviato come l'ennesimo fatto isolato. Non lo è. È il risultato di un clima malato, in cui chi distrugge la fauna selvatica e avvelena il territorio, si sente libero di farlo, certo di non pagare conseguenze. Serve un'assunzione di responsabilità immediata. Servono controlli, indagini serie, sanzioni esemplari. Ma serve soprattutto rompere questo muro di silenzio.



17 aprile 2026



Salviamo l’Orso



info@salviamolorso.it



Rewilding Apennines



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