Ambiente

Il Coordinamento No Pizzone II lancia l'allarme: il contestato progetto idroelettrico nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise rischia di tornare in gioco con l'asta MACSE.

Pubblicato: 23-07-2026 - 219
Il Coordinamento No Pizzone II lancia l'allarme: il contestato progetto idroelettrico nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise rischia di tornare in gioco con l'asta MACSE. Ambiente

Il Coordinamento No Pizzone II lancia l'allarme: il contestato progetto idroelettrico nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise rischia di tornare in gioco con l'asta MACSE.

Pubblicato: 23-07-2026 - 219


La nota ufficiale del COORDINAMENTO NO PIZZONE II

PIZZONE. Il Progetto Pizzone II, attualmente sommerso presso il Ministero dell'Ambiente da una valanga di osservazioni contrarie, prima fra tutte quella del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, potrebbe tornare in gioco tramite l'asta MACSE (Mercato a termine per lo stoccaggio elettrico centralizzato).Il Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico (MACSE) prevede l'avvio dell'iter per la nuova asta per la realizzazione di sistemi di accumulo di energia elettrica. Il primo step si è avviato lo scorso 7 luglio (avvio delle richieste di ammissione alla piattaforma), con l'apertura della sessione d'asta telematica sul portale MACSE fissata al 24 novembre 2026, alle ore 10.



Le dinamiche del MACSE rappresentano un vero e proprio salvagente per i proponenti a spese dell'ambiente. Il meccanismo, promosso da Terna e approvato dal Ministero dell'Ambiente, prevede la messa a bando di progetti per un fabbisogno complessivo di 16 GWh ed è stato strutturato in modo da favorire artificiosamente gli interessi dei grandi proponenti di opere faraoniche.Il sistema garantisce contratti di lungo periodo che assicurano ritorni economici certi agli operatori, deresponsabilizzandoli di fatto rispetto ai rischi di mercato e trasferendo sulla collettività i costi della sovracapacità. In sostanza, il MACSE elimina il rischio imprenditoriale legato all'andamento del mercato dell'energia. Chi realizza un sistema di accumulo investe acquistando energia quando il prezzo è basso per rivenderla quando il prezzo aumenta. Lo Stato, cioè la collettività, interviene garantendo un corrispettivo economico per la disponibilità della capacità di accumulo per un periodo prestabilito. In questo modo il capitale investito può essere recuperato in cinque-dieci anni e, successivamente, gli impianti iniziano a produrre profitti garantiti.



Si genera, dunque, una corsia preferenziale per il gigantismo: il disegno delle aste MACSE non è tecnologicamente neutrale, ma finisce per premiare i progetti di accumulo su larghissima scala, penalizzando soluzioni distribuite, integrate con impianti esistenti e maggiormente compatibili con il territorio.In tal modo il sistema rischia di spingere verso la realizzazione di impianti enormi e invasivi persino in aree tutelate, come i siti della Rete Natura 2000 e le aree contigue dei parchi nazionali, spacciando per "transizione energetica" interventi che distruggono il capitale naturale.Non possiamo accettare che le valli tra Abruzzo e Molise vengano trasformate in cave e caverne industriali solo per permettere a Enel di massimizzare i profitti sfruttando gli invasi di Montagna Spaccata e Castel San Vincenzo. L'inserimento di Pizzone II in questo meccanismo andrebbe a calpestare come non mai la Legge Quadro sulle aree protette.



Anche qualora si ritenesse opportuno incrementare la capacità di accumulo del sistema elettrico nazionale, non è accettabile che le risorse pubbliche vengano indirizzate quasi esclusivamente verso opere di scala gigantesca, trascurando soluzioni tecnologiche distribuite, integrate con impianti esistenti e maggiormente compatibili con il territorio. Allo stesso modo, il modello delle Comunità Energetiche Rinnovabili dimostra come una produzione e una gestione dell'energia più distribuite possano contribuire alla resilienza della rete, ridurre gli impatti ambientali e generare benefici economici e sociali per le comunità locali. La transizione energetica non può essere utilizzata come giustificazione per incentivare esclusivamente il gigantismo industriale: innovazione significa anche scegliere le soluzioni meno impattanti, valorizzare le infrastrutture già esistenti e rispettare il patrimonio naturale e le comunità che lo custodiscono.



Il Coordinamento No Pizzone II ribadisce la propria posizione: il progetto era e rimane assolutamente inaccettabile. Invita cittadini, associazioni, istituzioni e politica a tenere viva l'attenzione: il rischio per le nostre comunità non è stato del tutto scongiurato.Non possono esserci spazi per mediazioni o compensazioni di alcun genere. Continueremo a mobilitarci per difendere le nostre montagne, l'orso bruno marsicano e le altre specie protette, insieme all'integrità del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.


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