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Isernia: ricordato questa mattina il bombardamento del X Settembre.

Isernia: ricordato questa mattina il bombardamento del X Settembre.
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA COMUNE DI ISERNIA.

Ha avuto luogo, questa mattina, alla presenza delle autorità civili, religiose e militari, la cerimonia del 76° anniversario dei bombardamenti subiti da Isernia nel 1943. Alle 10:30 è stata celebrata la santa messa in cattedrale. Al termine, in piazza X Settembre, si è proceduto alla deposizione, da parte del prefetto Cinzia Guercio e del sindaco Giacomo d’Apollonio, di due corone d’alloro ai piedi del monumento alle vittime dei bombardamenti del 1943. Un trombettista ha scandito i tempi della cerimonia e, per onorare i caduti, ha eseguito “Il silenzio”. Quindi, il sindaco del ragazzi, Nina Teoli, ha letto alcuni versi dialettali composti da Antonio Maitino. Infine, il sindaco d’Apollonio ha pronunciato un breve discorso. Subito dopo, finita la cerimonia in piazza X Settembre, le autorità si sono recate al Museo Civico, in piazza Celestino V, per depositare una terza corona di alloro ai piedi della iscrizione che riporta i nomi delle vittime dei bombardamenti.

Questi i contenuti del discorso del sindaco Giacomo d’Apollonio:

Isernia avverte ancora indelebile il triste ricordo del 10 settembre 1943, allorquando la città subì un inatteso bombardamento da parte degli aerei anglo-americani, che nei giorni successivi replicarono le esiziali incursioni. Centinaia furono le vittime e buona parte dell’abitato venne rasa al suolo, dolorosamente irrorata da sangue innocente. «Improvvisa e inattesa fu la rovina. Infinito il pianto e sconsolata la miseria, quando sulle pietre sgretolate si fermò il silenzio estatico della morte», scrisse il nostro concittadino Franco Ciampitti in una preghiera per i caduti.
Volendo riassumere ciò che accadde e che ogni isernino sa, dirò che con l’armistizio e la resa incondizionata firmata da Badoglio, gli italiani erano convinti che la guerra fosse finita. Invece, com’è amaramente noto, il 10 settembre 1943, stormi di aerei delle truppe Alleate, inizialmente salutati come “amici”, sganciarono quasi cento tonnellate di bombe su Isernia. Molti popolosi quartieri furono colpiti nel momento di maggiore vitalità quotidiana, come piazza Mercato, largo Santa Chiara e le zone della Concezione e di San Domenico. Con i bombardamenti che seguirono nello stesso mese di settembre e poi in ottobre, altre tonnellate di bombe si riversarono sul rione dei Cappuccini, sulla stazione ferroviaria, nell’area della Fiera, su via Roma e lungo corso Marcelli, nonché sull’ospedale e sulle carceri.

La popolazione terrorizzata cercò rifugio nelle campagne, nelle grotte e nelle contrade circostanti.
Ciò che restò di Isernia fu un terribile scenario di devastazione e la città pagò un pesantissimo tributo di vite umane che le valsero la Medaglia d’Oro al Valore Civile, consegnata nel 1963 dall’allora capo del governo, Giovanni Leone, durante una commovente cerimonia.
L’importanza di tale riconoscimento, con tangibile attestazione olografa ed epigrafica, è stata ribadita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, venuto in visita ufficiale a Isernia nel 2002. In quella occasione, egli pronunciò una frase con cui volle significativamente rievocare quanto sofferto dalla nostra città durante la seconda guerra mondiale. Queste le sue parole: «Rivolgo il mio fervido augurio a Isernia, custode d’una lunga storia di civiltà, medaglia d’oro al valore civile per le stragi e le distruzioni belliche sopportate con eroico contegno».
Oggi è il 76° anniversario di un bombardamento ignobile, per il quale l’indulgenza e il perdono appaiono i peggiori nemici della giustizia. In tale ricorrenza avviciniamo, con incondizionato affetto e profondo rimpianto, il nostro animo ai martiri dell’olocausto isernino. A loro rivolgiamo un pensiero commosso. Furono vittime innocenti e indifese della più vile crudeltà bellica. Tenere viva la loro memoria è quanto mai doveroso, poiché il ricordo delle infelici vicende passate deve cercare conforto nel presente e diventare monito per l’avvenire.

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