Home Politica Cotugno, Cefaratti e Matteo: “L’informazione è un diritto inalienabile”. La nota dei consiglieri regionali di Orgoglio Molise in risposta ad Andrea Greco.

Cotugno, Cefaratti e Matteo: “L’informazione è un diritto inalienabile”. La nota dei consiglieri regionali di Orgoglio Molise in risposta ad Andrea Greco.

Cotugno, Cefaratti e Matteo: “L’informazione è un diritto inalienabile”. La nota dei consiglieri regionali di Orgoglio Molise in risposta ad Andrea Greco.
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA CONSIGLIERI REGIONALI VINCENZO COTUGNO, PAOLA MATTEO, GIANLUCA CEFARATTI. 

Abbiamo appreso con sensazioni di stupore e di sconcerto le ultime dichiarazioni del consigliere regionale del M5S Andrea Greco, che con giubilo annunciava il provvedimento governativo del taglio, fino all’azzeramento, dei fondi destinati al pluralismo dell’informazione.

Dopo il silenzio imbarazzante, a parte qualche timida e frettolosa replica, dei rappresentanti grillini a Palazzo D’Aimmo sulle modifiche al regolamento della legge 488/98 che, di fatto, metteranno in ginocchio le televisioni regionali molisane, adesso un altro impeto di gioia sul taglio del contributo alla carta stampata.

Di fatto per il Movimento Cinque Stelle devono chiudere televisioni e giornali perché in questi anni hanno dato vita ad un “sistema marcio” che li ha denigrati. Come dire: oggi governiamo e chiudiamo tutte le voci di dissenso al nostro operato. Sconcertante!

Non abbiamo nessuna voglia, né tempo, per replicare al consigliere Greco, ma vogliamo ribadire il nostro più assoluto diritto ad essere informati, un diritto inalienabile per l’intera popolazione.

La crisi profonda di questi anni sul tessuto produttivo nazionale ha trascinato anche il settore della stampa. Migliaia i posti di lavoro andati persi, come si può tranquillamente apprendere dai dati della Cassa previdenziale dei giornalisti, che in questi anni ha visto aumentare a dismisura le richieste di disoccupazione. E sul terreno è stata persa una parte importante della democrazia, con diverse aree del paese “scoperte” della necessaria, dovuta, informazione locale.

I 100 milioni di euro per il pluralismo dell’informazione che lo Stato versa agli editori sono solo un piccolo ma importante contributo all’attività da loro svolta, che certamente non copre minimamente i costi affrontati dagli editori, ma che ha tenuto fino ad oggi in piedi uno dei più importanti settori produttivi di questo paese, sancito dall’art. 21 della Costituzione italiana: l’informazione!

 

Da sempre, dalla loro nascita, quando qualcuno parla di “istruzione”, la televisione e i giornali hanno rappresentato un canale fondamentale, unitamente al mondo della scuola, di istruzione della popolazione, per il lessico e per la cultura, sopperendo, in alcuni casi, all’impossibilità di intraprendere un percorso scolastico.

Come non possiamo, inoltre, non considerare che dietro ogni colonna di un giornale, dietro un servizio giornalistico, nei volti oramai familiari dei giornalisti, nazionali o locali, che quotidianamente entrano nelle nostre case, ci sia una madre o un padre di famiglia, che lavorano dalla mattina alla notte con un unico scopo: informare i cittadini su quello che accade nei loro territori, in Italia e nel mondo.

E di certo da amministratori di questa regione, non possiamo non preoccuparci delle decine di posti di lavoro che andranno persi, delle professionalità costituitesi nel tempo che dovranno trovare necessariamente una nuova collocazione, della mannaia che si abbatterà su di loro e le loro famiglie. Da legislatori possiamo anche cambiarle le regole in uno stato di democrazia che riconosce alla maggioranza la forza di fare, ma al tempo stesso non possiamo disgiungere la nostra azione dalla responsabilità amministrativa che ci deve vedere partecipi delle esigenze della gente, in questo caso dei lavoratori che resteranno senza lavoro.

Quest’ultima riflessione ci dovrebbe portare tutti a capire che non si può gioire di un tale provvedimento, laddove questa gioia diventa uno schernimento per la sofferenza di tante persone.

“La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”..un caposaldo nella nostra Costituzione quale reazione ad un lungo periodo di asservimento delle testate giornalistiche al volere politico. Quello che qualcuno ha definito un “sistema marcio”, solo perché non di proprio gusto, è per noi una garanzia irrinunciabile alla nostra democrazia!

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