Home Economia Polizze dormienti, il tribunale di Isernia condanna Poste Vita. Una cittadina di Isernia riesce a recuperare una ingente cifra.

Polizze dormienti, il tribunale di Isernia condanna Poste Vita. Una cittadina di Isernia riesce a recuperare una ingente cifra.

Polizze dormienti, il tribunale di Isernia condanna Poste Vita. Una cittadina di Isernia riesce a recuperare una ingente cifra.
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Sentenza esemplare del Tribunale Pentro. La cittadina difesa dagli avvocati Fabrizio Cimini e Chiara Costagliola.

Argomento attualissimo quello delle polizze e dei conti correnti dormienti.

Se ne è parlato recente anche nella trasmissione UNOMATTINA (puntata dell’11 ottobre scorso).

Cosa accade ai soldi versati se chi ha contratto la polizza muore indicando un beneficiario ignaro di questa sua designazione?

Esemplare la sentenza del Tribunale di Isernia intervenuta il 12 ottobre 2018 sull’argomento.

Poste Vita (ramo assicurativo di Poste Italiane) è stata condannata a restituire tutti i soldi, con interessi e rivalutazione ed inoltre condannata anche alla lite temeraria (cioè quando una difesa è esperita temerariamente, ovverosia con la consapevolezza di avere torto e/o con meri intenti dilatori).

Una sentenza che fa scuola quella emessa dal Tribunale di Isernia, Giudice dott. Filippo Masotta, il 12/10/18.

La signora interessata,  difesa dagli avvocati Fabrizio Cimini e Chiara Costagliola di Isernia, si è vista riconoscere il diritto al pagamento del capitale della polizza vita stipulata dal nonno che l’aveva indicata come unica beneficiaria.

Il nonno venne a mancare nel 2008 senza dirle della designazione.

Lei lo ha scoperto solo nel 2011 e quando ha chiesto il pagamento di quanto dovuto Poste Vita ha opposto la prescrizione, cioè a dire che la richiesta era arrivata troppo tardi, oltre 2 anni dal decesso del contraente, incamerando, così, ingiustamente, le somme versate dal nonno.

Giustizia è stata fatta per la cittadina isernina,  e per tutti i consumatori che si vedono negare da Poste Vita il diritto al rimborso delle somme versate dal proprio congiunto defunto.

Quando si sottoscrive un’assicurazione sulla vita, di norma lo si fa per tutelare il futuro dei propri familiari.

Una quota annua del proprio patrimonio, quindi, viene versata regolarmente al fine di creare un beneficio economico ai propri eredi/beneficiari designati.

Ebbene, cosa accade al denaro che è stato versato in tutti gli anni precedenti dall’assicurato, se nessuno si preoccupa di riscuoterlo?

Esso va semplicemente in “letargo”, formando le cosiddette polizze dormienti, assicurazioni vita scadute (cioè mai riscattate), che nessuno dei parenti e dei beneficiari ha riscosso e che finiscono nel Fondo Dormienti, senza la possibilità di essere più risvegliate.  

Ebbene per riscuotere un’assicurazione vita scaduta vi erano 2 anni di tempo a disposizione, entro i quali era possibile riscuotere il premio accumulato dalla persona defunta.

La sentenza del Tribunale di Isernia, accogliendo in pieno la difesa degli avvocati Cimini e Costagliola, ha restituito la legittima interpretazione della legge, stabilendo che il tempo a disposizione è di 10 anni e sancendo, quindi, il diritto della consumatrice a vedersi finalmente pagare ciò che il nonno aveva previsto per lei.

Durante il giudizio Poste Vita ha rimborsato all’attrice il 70% di quanto spettante, ma la signora non ha desistito ed ha preteso l’intera somma che il Tribunale le ha poi riconosciuto.

Sicuramente questo non è un caso unico, poiché sono tantissimi i casi di polizze dormienti che i beneficiari rinunciano a “risvegliare”. Non a caso ne parlano in tutte le trasmissioni a livello nazionale.

Con la diffusione di questa notizia, si vuol invitare chi si sia visto opporre un ingiusto diniego a non rinunciare mai a far valere il proprio sacrosanto diritto.

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